Qualche anno fa, mentre svolgevo un tirocinio qua in Germania, ho conosciuto una signora italiana, sposata con un uomo tedesco, che viveva in Germania da più di 30 anni.

La coppia si era rivolta a me perché il marito, un uomo di mezz’età con problemi di salute, desiderava che la moglie seguisse un corso di tedesco.

“Così, se vado all’ospedale, lei può parlare con i medici”.

Mi sono quindi rivolta alla donna e le ho chiesto qual era il suo livello di tedesco. Con non poche difficoltà mi rispose che lei non parlava tedesco.

In quel momento ho nascosto la mia sorpresa e ho aiutato la signora a iscriversi a un corso di integrazione. Ma quel giorno, e quella sera, e anche i giorni a venire, quella storia continuava a rimbombarmi nella testa.

Come può una persona vivere per 30 anni in un Paese straniero senza conoscere la lingua? Come riesce a comunicare con suo marito?

Inutile dire che quell’incontro mi ha segnata definitivamente. Ho fatto ricerche su ricerche, cercato persone, testimonianze, racconti.

E con mia profonda sorpresa ho scoperto che tanti, tantissimi italiani, vivono nella stessa situazione della signora che avevo conosciuto: una vita all’estero senza conoscere la lingua, senza integrarsi, senza staccarsi mentalmente dal proprio luogo di origine.

Una vita una una bolla trasparente dalla quale si può vedere tutto ma non si può interagire con niente.

Pura nostalgia? Non direi. Si tratta piuttosto di una vera e propria sindrome chiamata sindrome di Ulisse o sindrome dell’emigrante.

Che cosa è la sindrome di Ulisse?

sindrome di ulisse

Nell’Odissea, Omero lo descriveva così:

…e Ulisse passava i giorni seduto sugli scogli, consumandosi a forza di pianti, sospiri e pene, fissando con i suoi occhi il mare sterile, piangendo incessantemente…

La sindrome di Ulisse è una patologia che colpisce moltissime persone che si trasferiscono in una terra straniera. A volte appare andando all’estero, a volte quando si rientra in Patria. Hai mai sentito parlare di Mal D’Africa? Ecco, sembra che sia una sorta di sindrome di Ulisse.

Molto più spesso però, la sindrome dell’emigrante, come viene anche chiamata, si manifesta quando ci si trasferisce in un altro Paese.

Si manifesta spesso con una distorsione della realtà, arrivando ad esaltare la propria Patria come una Terra Promessa, un posto perfetto, un posto dove tutto era bello e idilliaco.

Al contrario, si considera il nuovo Paese come un nemico che ci ha causato solo distruzione e sofferenza, un posto orrendo dal quale si vuole fuggire, non rendendosi conto che la vera causa del proprio malessere non proviene dall’esterno ma da noi stessi.

D’altro canto, la sindrome dell’immigrato può apparire anche con un comportamento totalmente opposto, elevando il Paese ospitante e denigrando invece il proprio Paese di origine.

Entrambi i comportamenti, portati all’estremo, possono essere considerati disturbi emotivi, dove l’esaltazione o il peggioramento eccessivo di uno o dell’altro Paese sono in realtà una distorsione emozionale della realtà.

Da cosa nasce la sindrome di Ulisse?

Alla base dell’emigrazione vi è molto spesso l’insoddisfazione della persona per le condizioni e le opportunità offerti dal Paese in cui vive e la speranza di trovare un mondo migliore nel Paese dove intende emigrare.

Spostarsi in un altro luogo, però, può creare uno stress fisico ed emotivo maggiore a quello di partenza. Perché? Perché molto spesso, anche una situazione di frustrazione e di insoddisfazione è pur sempre uno status emotivamente più sicuro del cambiamento.

Mi spiego meglio.

La psiche umana è incredibilmente complicata.

Una cosa molto paradossale dell’emotività umana sta nel fatto che a volte si preferisce adagiarsi su una condizione di disagio, di frustrazione e insoddisfazione piuttosto che buttarsi in qualcosa che possa risollevare l’animo.

E questo solo perché quel disagio è qualcosa di conosciuto, di familiare, direi quasi qualcosa di sicuro.

Credi che esagero?

Pensa allora a quante volte hai preferito una situazione negativa a una positiva per paura del cambiamento. Se sei un fumatore, capirai bene quello che intendo.

Oppure vogliamo parlare di quei chiletti di troppo che ti porti dietro ormai da tempo, ma la dieta la inizierai lunedì prossimo, giusto?

O forse quella relazione sentimentale che sai che è deleteria per la tua vita, per perseguire i tuoi progetti, o semplicemente non sei più innamorato del tuo partner, ma non trovi il coraggio di lasciarlo.

[bctt tweet=”Non c’è dolore più grande della perdita della terra natia. (Euripide)”]

La prospettiva di un miglioramento, invece, porta inevitabilmente a un salto nel buio, al dover calpestare un terreno inesplorato, sconosciuto, che – per quanto possa portare dei benefici – è comunque una situazione emotiva che non si conosce e che può causare quindi un certo disequilibrio emotivo.

È proprio questo il momento in cui può sorgere la sindrome di Ulisse: uno stato di animo che nasce dalla paura e dal senso di disagio nel dovere affrontare una situazione di cambiamento, di svantaggio sociale, di terrore del fallimento, di possibile sfruttamento al quale si può andare incontro, di solitudine, di disillusione.

Quali sono i sintomi della sindrome di Ulisse?

sindrome dell'emigrante

I sintomi della sindrome di Ulisse sono molteplici e spesso variano da una persona all’altra.

Tendenzialmente però colpiscono la sfera emotiva ed emozionale dove si assiste a frequenti disturbi dell’umore.

Tra i sintomi più ricorrenti, troviamo:

  • tristezza
  • senso di colpa (per esempio per essersi allontanati dalla famiglia o per paura che la nostra scelta di espatrio faccia soffrire le persone care)
  • pianto improvviso e incontrollabile
  • disperazione, perdita di lucidità e controllo
  • nervosismo
  • insonnia
  • disorientamento
  • preoccupazioni eccessive e ricorrenti
  • mal di testa, nausea e altri disturbi psicosomatici

I quattro punti di tensione della sindrome di Ulisse

  1. La solitudine. La separazione dalla famiglia e dagli amici potrebbe causare uno stato di nostalgia profondo dal quale è difficile uscirne.
  1. Il fallimento. Quando ci si accorge che le cose non vanno come sperato, può affiorare un senso di fallimento che porta a una depressione crescente.
  1. La lotta quotidiana. Ricominciare la propria vita da zero significa dover mettere in dubbio tutte le sicurezze e le abitudini che si avevano prima di partire, a partire dalla ricerca dell’alloggio, della casa, al doversi abituare a ritmi e usanze diverse, a dover mangiare cose diverse. Tutto questo si trasforma in un’eterna lotta sia contro se stessi, sia contro il Paese che ci ospita.
  1. La paura. Spesso non generata da un pericolo reale ma creatasi su una sorta di circolo vizioso di “paura della paura”: paura di non riuscirci, di non farcela, di non superare la crisi. Paura di aver paura.

Come superare la sindrome di Ulisse?

Se credi di essere affetto da una più o meno profonda sindrome di Ulisse, non preoccuparti: non sei solo e non si tratta di una malattia, ma piuttosto di uno stato emotivo che non sei il solo a provare, ma che è condiviso invece da moltissime altre persone.

E soprattutto è del tutto possibile uscirne.

Il primo passo per riuscire a stare meglio è il saper riconoscere e accettare questo disturbo.

Il problema di molte persone è che non riescono, infatti, a riconoscere che il malessere origini dentro se stessi e non all’esterno, e per questo si tende troppo spesso a non richiedere nessun tipo di aiuto psicologico che invece, potrebbe risolvere la situazione e aiutarci a stare meglio.

Qua di seguito troverai alcuni consigli utili per riuscire a superare la sindrome di Ulisse:

  1. Riconoscere il problema. La consapevolezza è il primo passo per un cominciare a stare meglio
  2. Chiedi consiglio a uno psicologo specializzato in questo problema.
  3. Parla del tuo problema con la tua famiglia e con i tuoi amici più cari: la loro vicinanza ti aiuterà a diminuire il senso di solitudine e di senso di colpa.
  4. Cerca di diminuire lo stress, prenditi del tempo per stare con te stesso facendo qualcosa che ti piace.
  5. Fai esercizio fisico. È un ottimo modo per combattere lo stress: mens sana in corpore sano!
  6. Pensa positivo. Ti aiuterà a vedere le cose da un punto di vista più obiettivo.

Un ultimo consiglio. È normale non trovarsi a proprio agio in ogni luogo e in ogni situazione.

Ma se arriverai a non stare mai bene in nessuna parte del mondo, cerca di entrare dentro te stesso, fai una lunga introspezione e cerca di capire se il vero disagio arriva davvero dall’esterno oppure da dentro te stesso.

Il tuo cuore saprà darti la risposta.

Dopo questo delizioso quadro roseo, spero di non averti spaventato troppo 🙂

Considera questo capitolo come un foglietto illustrativo di un medicinale: difficilmente ti troverai a provare contemporaneamente tutte le controindicazioni presenti nel bugiardino.

Però è sempre bene conoscerle e tenere a mente che un senso di disagio può verificarsi ed è per lo più normale.

Ci siamo passati tutti noi expat!

Quello che è veramente importante non è evitare di provare sensazioni negative ma come reagirai se si dovessero presentare!

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In bocca al lupo per tutto

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