Spesso quando raccontiamo storie di italiani in Germania, parliamo di percorsi lineari: il trasferimento per un lavoro già sicuro o la ricerca di stabilità in un determinato settore. Ma ci sono storie che fanno un giro più largo, che partono per un motivo e fioriscono in qualcosa di totalmente inaspettato.

Come quella di Giorgia Piga, 26 anni, partita dalla Sardegna con un obiettivo temporaneo e finita per costruire un vero e proprio ponte tra due culture. Giorgia non si è limitata a emigrare; ha scelto di formarsi in Italia per portare il saper fare artigiano in Germania.

Non vi spoileriamo altro, lasciamo che sia lei a raccontarcelo.

Giorgia Piga – Essere sarta in Germania

Ciao Giorgia! Benvenuta e grazie mille per il tuo tempo.

Per iniziare, raccontaci un po’ della tua vita prima di trasferirti in Germania.

Prima di trasferirmi vivevo in Sardegna, la mia terra, dove ho sempre coltivato il sogno di lavorare nella moda. Dopo il diploma sentivo il bisogno di costruire qualcosa di mio, ma anche di uscire dalla mia isola. Avevo tanta voglia di crescere, di capire chi fossi e che direzione dare al mio futuro.

Cosa ti ha spinta a trasferirti in Germania?

Avevo due obiettivi precisi: mettere da parte dei risparmi per potermi permettere un percorso di studi nella moda e fare un’esperienza all’estero. Grazie a un contatto trovato tramite il mio precedente lavoro, in meno di un mese mi sono trasferita a Regensburg insieme al mio compagno. La Germania rappresentava per me un’opportunità.

Com’è stato l’inizio? Quali sono state le difficoltà maggiori?

L’inizio è stato molto complesso. Dopo poche settimane dal nostro arrivo è scoppiata la pandemia e ci siamo ritrovati bloccati in un Paese nuovo, senza conoscere bene la lingua e senza una vera rete sociale. Per quasi due anni tutto si è fermato. È stato un periodo difficile e di grande resistenza. Quando finalmente la situazione è migliorata, ho deciso di rimettermi in gioco partendo dalle basi: lavoro, lingua e integrazione.

Come hai scoperto la passione per la sartoria?

È arrivata in modo inaspettato. Lavoravo in un bar quando ho incontrato una persona che mi ha fatto conoscere la sartoria. Da lì ho iniziato a cucire per curiosità, creando piccoli accessori e progetti hobbistici. Volevo capire se fosse solo un interesse momentaneo o qualcosa di più. E più imparavo, più mi rendevo conto che quello era ciò che volevo davvero fare.

Per diventare una professionista hai scelto di lasciare temporaneamente la Germania e tornare in Italia. Come mai questa scelta?

Sentivo il bisogno di una formazione solida e completa. Volevo imparare davvero il mestiere, partendo dalle basi della modellistica e della sartoria. Dopo molte ricerche ho scelto la “RS moda e talento” di Rosa Sblano che si trova a Bari e mi sono trasferita. Tornare in Italia è stata una scelta consapevole: solo qui avrei potuto trovare la giusta formazione per avere le vere competenze per realizzare il mio sogno.

Cosa ti ha lasciato l’esperienza della sartoria artigianale italiana che senti di dover esportare all’estero?

L’esperienza della sartoria artigianale italiana mi ha lasciato prima di tutto un senso di responsabilità. Ho capito che questo mestiere non è qualcosa che appartiene al passato, ma un patrimonio vivo che non deve scomparire. Anzi, è uno dei lavori del futuro, perché unisce creatività, competenze reali e identità.

Durante il mio percorso ho accumulato esperienze molto importanti, partecipando ad eventi nel mondo della moda e dello spettacolo, che oggi porto con me come un grande bagaglio.

Quello che sento di voler portare oggi in Germania è ciò che ho imparato in Italia: un metodo innovativo e il “saper fare”. Una formazione basata sulla pratica reale, che mi ha dato gli strumenti e la consapevolezza per creare capi di qualità.

Com’è stato mettersi in proprio in Germania?

È un percorso impegnativo. Il sistema burocratico tedesco è molto diverso da quello italiano e richiede pazienza, organizzazione e studio. Sono ancora all’inizio, ma sto imparando giorno dopo giorno cosa significa gestire un’attività in un Paese che non è il tuo. È una sfida continua, ma anche una grande occasione di crescita personale e professionale.

Come stai provando a inserire l’artigianalità e il gusto italiano nel mercato tedesco?

Sto lavorando su più punti: realizzo capi su misura, creo collezioni artigianali che si possono acquistare online e organizzo workshop di sartoria nelle mercerie locali. Racconto sempre il valore del “fatto a mano” e il metodo italiano che sta dietro ogni creazione. Il mio obiettivo è portare ciò che ho imparato in Italia qui in Germania, creando un ponte tra le due realtà italiana e tedesca.

Noti interesse da parte dei tedeschi verso il “fatto a mano” italiano?

Sì, c’è molto interesse e rispetto verso l’artigianato e la qualità. I tedeschi ne apprezzano il valore. Serve però tempo per conquistare la loro fiducia, ma una volta ottenuta, te la danno completamente. Il fatto di essere italiana e formata in Italia suscita interesse e apre spesso un dialogo.

C’è qualcosa dell’approccio lavorativo tedesco che apprezzi e che hai integrato nel tuo modo di fare sartoria?

Sicuramente l’organizzazione e la precisione. Vivere qui mi ha insegnato a pianificare meglio, a essere più metodica e a dare grande importanza alla puntualità e alla chiarezza.

In che modo pensi che la sartoria o la creatività possano aiutare un expat a sentirsi più a casa?

La creatività può diventare un ponte ed essere una salvezza. Per me è stato un modo per esprimermi anche quando le parole mancavano, per sentirmi meno sola e per costruire una nuova identità qui. Mi ha permesso di mantenere vivo il legame con il mio Paese e allo stesso tempo di creare nuove connessioni in Germania.

Utilizzi i social anche per mostrare il tuo lavoro. Che ruolo hanno avuto nella tua crescita e nel creare una community?

Ho iniziato a usare i social durante il mio percorso di studi, per raccontare ciò che stavo imparando e creando. Sono diventati il mio biglietto da visita e uno strumento fondamentale per il mio lavoro. Attraverso i social trovo supporto, visibilità e persone che credono in quello che faccio, alcune di loro sono diventate anche clienti.

Cosa ti manca di più dell’Italia?

Dell’Italia mi manca prima di tutto il modo di comunicare: quella spontaneità che solo noi abbiamo, la capacità di esprimersi con il sorriso, con un gesto, con una parola detta in modo naturale.
Mi manca il calore umano, la creatività che si respira ovunque, il modo in cui ci si sente accolti anche tra sconosciuti.
È una mancanza che porto con me, ma che allo stesso tempo mi dà la spinta per rappresentare al meglio l’Italia qui — attraverso il mio lavoro, la mia professionalità e ciò che creo ogni giorno.

Ultima domanda! Dicci una cosa che ami e una che invece non ti fa proprio impazzire della Germania.

Amo l’ordine, la sicurezza e l’organizzazione che questo Paese offre. Quello che faccio più fatica ad accettare è una certa rigidità culturale, la mancanza di spontaneità che a volte si percepisce. Ma è anche grazie a questo confronto continuo che sto crescendo.

Noi ringraziamo Giorgia per averci dedicato il suo tempo e per averci raccontato la sua storia.

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