Quando si parla della sanità tedesca, si ha molto spesso una visione un po’ idealizzata di essa.
Il sistema tedesco viene ammirato per efficienza, organizzazione, tecnologia e presunta rapidità nell’accesso alle cure.
Ci sono però anche altri aspetti, che a volte non vengono menzionati.
Come per esempio l’allarme per la mancanza di personale, e le critiche per i servizi messi a disposizione.
Tra le critiche, ci sono anche quelle di razzismo. Tanto che è stato coniato addirittura un termine: Mittelmeersyndrom.
Siccome il tema è piuttosto complicato, per parlare della sanità tedesca e di cosa vuol dire lavorarci,
non potevamo chiedere una figura migliore di quella del Dott. Andrea Salvatore.
Medico anestesista italiano, che ha scelto di trasferirsi in Germania per esercitare la sua professione.
Con sé, non ha portato soltanto la sua competenza medica, ma anche la passione per la divulgazione.
Andrea infatti gestisce un canale YouTube e una pagina Instagram, dove parla sia di medicina, che della vita in Germania.
Ma non vogliamo spoilerarvi ulteriori informazioni. Lasciamo che sia lui a raccontarci la sua storia.
Ciao Andrea! Per iniziare, che ne dici di raccontarci un po’ di te?
Ciao! Prima di tutto grazie a voi per il vostro lavoro di divulgazione e sensibilizzazione sulla vita in Germania.
La Germania è purtroppo spesso vittima di un “racconto” negativo in Italia, il vostro lavoro serve ad avvicinare i nostri paesi, per vederci più come partner e non come rivali.
Per rispondere alla domanda, sono uno dei tanti medici italiani in Germania.
Sono specialista in Anestesia e anche in Medicina d’urgenza.
Ho completato la mia formazione al policlinico Universitario di Aachen (Aquisgrana), però tutto è cominciato in Italia, prima a Messina (dove sono nato) e poi a Padova.
Sappiamo che hai deciso di trasferirti in Germania mentre stavi facendo la specializzazione in Italia. Come mai questa scelta?
“La vita è quello che ti accade, mentre sei impegnato a fare altri programmi”.
Non so se è una citazione originale di John Lennon, ma nel mio caso calza a pennello.
Io NON volevo andare in Germania.
La lingua non mi piaceva, non ho studiato tedesco alle scuole e avevo pure io un’idea in qualche modo negativa dei tedeschi.
Il “mio” è stato il primo anno del test nazionale per accesso alle scuole di specializzazione.
Al tempo era anche molto difficile entrare in specialità, le borse di studio erano poche e in media il 50% dei medici non riusciva a trovare un posto in specialità.
Io invece volevo da sempre fare anestesia e volevo andare a Padova.
Fino a qui tutto secondo programma.
Dopo la laurea mi metto subito a studiare per superare il test. Va tutto bene ed entro in Anestesia a Padova. Tutto come da me programmato.
Solo che alla fine del mio primo anno, il 7 luglio, di ritorno dalle vacanze, incontro in Ospedale una studentessa Erasmus, proveniente dalla Germania, da Aachen.
Qui basta fare due più due per capire le mie motivazioni.
Dopo un anno insieme eravamo innamorati e non ci volevamo più separare, e non lo abbiamo fatto.
Lei dopo la laurea ha provato a venire in Italia. Ma la nostra burocrazia, oltre che i salari decisamente inferiori, sono molto respingenti per i medici stranieri.
Quindi ho deciso di fare io il salto e di trasferirmi in Germania.
Come è stato a livello burocratico, in termini di riconoscimento del tuo percorso di studio in Italia?
Questa scelta ti ha rallentano o non ha avuto alcun impatto sul tuo percorso?
Entrare in specialità in Germania è decisamente più facile che in Italia.
Il sistema è anche molto più flessibile e ti permette di cambiare percorso senza perdere nulla.
Ti riconosce anche gli anni di specializzazione fatti in ospedali diversi, e nel mio caso mi hanno riconosciuto i due anni di specialità svolti a Padova.
Ho dovuto presentare il mio contratto da medico specializzando e la mia iscrizione alla scuola di Anestesia, rianimazione e terapia del dolore del policlinico Universitario di Padova. Il tutto deve essere naturalmente tradotto in tedesco, da un traduttore ufficiale.
Dopo circa due mesi, l’ordine dei medici ha approvato la mia domanda e dopo essermi abilitato come medico in Germania ho potuto semplicemente continuare la mia specialità qui ad Aachen.
Questo è un livello di flessibilità impensabile in Italia, dove spesso si è bloccati in una sede e in una scuola di specialità senza poter cambiare.
E se ti licenzi, sei poi costretto a ricominciare tutto da zero.
Qui invece puoi sempre cambiare e i tuoi anni di formazione ti vengono riconosciuti.
Quali sono i requisiti che vengono richiesti a un medico italiano per poter lavorare nella sanità tedesca?
Grazie per la domanda, questa è di base LA domanda che mi viene posta almeno una volta alla settimana.
Per questo ho raccolto tutte le informazioni necessarie nei miei video su YouTube, ma anche in una guida in formato pdf, scaricabile gratuitamente sul mio sito: anestesistaingermania.de
C’è come sempre un po’ di burocrazia da sbrigare, ma i titoli di studio vengono riconosciuti automaticamente tra tutti i paesi EU.
Per lavorare come medico in Germania, provenendo dall’Italia, devi aggiungere solo un esame di tedesco medico, da svolgere sempre all’ordine dei medici.
Il livello linguistico richiesto è il B2 dal punto di vista grammaticale, più un vocabolario medico avanzato di livello C1.
In pratica devi dimostrare di poter fare un’anamnesi, di saper scrivere una lettera di dimissione, o di poter presentare un caso clinico ai tuoi superiori con una buona padronanza linguistica.
Tutto fattibile, anche per chi come me non ha particolare talento con le lingue straniere.
Che consigli daresti a chi volesse intraprendere un percorso simile al tuo?
Vivere all’estero è un’esperienza di vita che consiglio a chiunque.
Può essere che non tutti vogliano vivere fuori dall’Italia per sempre, ed è anche giusto così, ma l’aver vissuto immerso in una cultura diversa, lontano dai tuoi affetti principali, aiuta a crescere e cambia le tue prospettive e aspirazioni.
Per chi vuole fare medicina in Germania, consiglierei di prendere in considerazione di studiare direttamente medicina in Germania, quindi prima ancora della specializzazione. Ci sono programmi come il BAföG che offrono stipendi e borse di studio per chi vuole studiare.
Quindi economicamente conviene persino studiare in Germania, piuttosto che trasferirsi dopo la laurea.
L’unico requisito è giustamente la lingua. Bisogna conoscere il tedesco almeno al livello B2.
Quindi trovare un modo di studiare il tedesco, anche da autodidatta, almeno fino al livello A2/B1, poi fare corsi e conversazione in tedesco per arrivare al livello B2.
Una volta in Germania il livello linguistico migliora velocemente, perché tutti ti parlano solo in tedesco.
Per forza di cose si impara la lingua bene, solo vivendo all’estero.
Ci sono anche persone con un grande talento per le lingue che riescono a raggiungere livelli di padronanza linguistica molto alti, senza dover mai lasciare il loro paese di origine.
I traduttori per esempio. Conosco un paio di persone che hanno questo talento, io purtroppo no. Però lo si compensa con l’impegno e dopo qualche mese in Germania si riesce a parlare bene in tedesco.
Per i medici che vogliono specializzarsi in Germania, vale più o meno lo stesso consiglio.
Non considerare la Germania un piano B, ma se si ha questa aspirazione ad una formazione diversa, al lavoro in corsia o in sala operatoria da medico a tutti gli effetti (non da specializzando, controllato perennemente dallo strutturato), se si vuole crescere professionalmente in Germania.
Fate guardie mediche per un anno, in modo da poter mettere qualcosa da parte, studiate intensamente il tedesco fino al B2 e poi trasferitevi in Germania.
Lo so che è una domanda che avrebbe bisogno di un’intervista a parte, ma quali sono le differenze principali tra il sistema sanitario tedesco e italiano?
In Germania esistono le assicurazioni sanitarie.
Non come in America, non ancora. Ma come le vecchie Mutue presenti in Italia prima della riforma del SSN.
Ci sono assicurazioni sanitarie pubbliche e private.
Quelle private offrono un risparmio in termini di costi generali, quando si è giovani per poi costare di più in età avanzata.
Solo il passaggio da assicurazione pubblica a privata si può fare una volta sola nella vita, ed è quindi da soppesare con attenzione.
Se si rimane nel pubblico.
L’assicurazione viene pagata automaticamente mese per mese dal tuo datore di lavoro, attraverso il tuo stipendio, in caso di visite mediche, esami o ricoveri bisogna solo presentare la tessera sanitaria e non bisogna collezionare scontrini o pagamenti vari da inoltrare all’assicurazione privata.
I vantaggi dell’assicurazione privata, come la visita da parte del primario, il ricovero in camera singola. Sono spesso bonus a cui anche i pazienti privati non riescono ad accedere, se le condizioni del personale nel momento del ricovero non lo consentono. Quindi non è una spesa extra che mi sento di consigliare, soprattutto perché poi quando si andrà in pensione si dovrà pagare molto di più come pazienti privati.
In Germania questo Sistema delle Assicurazioni/Mutue consente di avere una assistenza capillare sul territorio, in confronto all’Italia vi sono molti medici specialisti con un ambulatorio “privato”, a cui si accede con estrema facilità, per una visita dermatologica ho dovuto prenotare con un preavviso di 3 settimane.
Queste visite negli ambulatori privati, vengono poi coperte della tua assicurazione sanitaria pubblica. Bisogna solo presentare la tessera sanitaria. Per questo il problema del lavoro in nero per i medici non è presente qui in Germania.
Per i medici è anche più semplice concentrarsi sul proprio lavoro di cura, senza dover pensare a presentare il conto al paziente.
Tutto verrà pagato dall’assicurazione sanitaria.
Il lavoro in ospedale è anche, in base alla mia esperienza, più strutturato in Germania.
Esistono linee guida interne dell’ospedale a cui tutti i medici si devono attenere, che vengono rispettate e forniscono lo standard delle cure, in Italia è molto lasciato all’estro e alla scienza del singolo medico.
Perché di fatto, in Italia, se vi sono problemi legali, sarà il singolo medico a rispondere e non l’ospedale.
In Germania invece, è l’ospedale a coprire il medico nei casi di cause civili, la cosiddetta mala sanità, il contratto di assistenza lo stabilisce il paziente con la struttura sanitaria e non direttamente con il medico.
Quindi il medico deve lavorare secondo scienza e coscienza e rispettando le linee guida ospedaliere (che vengono scritte e aggiornate dai medici della struttura), in caso di problemi, complicanze o fallimento della terapia. Non risponde il medico, ma la struttura ospedaliera.
Questo può sembrare controintuitivo, ma MIGLIORA la qualità dell’assistenza sanitaria offerta dai medici.
Perché non sottrae tempo ed energia a fare medicina difensiva ed esami inutili e costosi.
I medici possono concentrarsi solo sul loro lavoro di cura, percorrendo insieme al paziente il percorso migliore, per giungere alla guarigione.
Il percorso migliore non è quello più semplice, la risposta più semplice è non fare.
Se fai (in Italia) ti esponi al rischio, alle complicanze, alle possibili cause legali.
Però se si vuole giungere alla guarigione bisogna per forza mettere in conto qualche rischio.
Penso da anestesista, a un’indicazione per un intervento chirurgico in un paziente con diverse patologie pregresse.
Il rischio chirurgico e anestesiologico sarà sicuramente elevato, ma spesso la strada migliore è informare il paziente sui rischi che corre e accompagnarlo nel suo percorso.
Se volete approfondire questo tema, Andrea ne ha parlato in maniera completa in questo video.
Quali sono i pregi e i difetti della sanità tedesca?
Penso di aver in parte già risposto a questa domanda, aggiungerei la forte gerarchia presente in medicina in Germania.
Qui non tutti i medici specialisti sono uguali, almeno in ospedale, tra specialisti e primario esistono gli Oberarzt, possiamo tradurli come “aiuti primario”, che svolgono funzioni amministrative delegate dal primario, nella gestione del reparto.
Dipende dalla clinica in cui si lavora, ma spesso i superiori daranno sempre il “lei” e non si entra in sintonia con tutti sul posto di lavoro.
Però si viene sempre trattati con rispetto, soprattutto dal capo, e se vi sono chiarimenti o incomprensioni da discutere, si tende a farlo in privato e non davanti all’intero team, come spesso mi è capitato di assistere in Italia.
I medici sono secondo me più soddisfatti qui, non tanto per gli stipendi più alti, sono in fin dei conti in linea con quelli di altre figure professionali, dopo diversi anni di studio, ma con meno responsabilità.
Secondo me la soddisfazione maggiore è quel senso di cameratismo tra colleghi, nato dal far parte di una squadra, che segue le stesse regole, stesse linee guida per tutti.
Si condividono le responsabilità e ci si sente parte di qualcosa.
Ora torniamo mentalmente ai tuoi primi giorni in Germania. Com’è stato l’inizio? E quali sono stati gli shock più grandi?
Sicuramente la lingua. Parlare tutto il giorno in tedesco, ricevere e dare istruzioni, concentrarsi sul proprio lavoro di responsabilità e tradurre costantemente tutto questo dall’italiano al tedesco, inizialmente non è facile.
Anche dopo aver raggiunto il livello linguistico richiesto, sono necessari diversi mesi e tanto spirito di adattamento prima di potersi sentire sicuri e fluidi, nel lavorare in reparto come medico in Germania.
Racconto questo aneddoto sui miei primi mesi in ospedale.
Anche se era perfettamente impossibile, a fine giornata il mio cervello sentiva le persone vicino a me parlare in italiano, era talmente stanco che cercava velocemente di ricostruire una frase in italiano anche se detta in tedesco. Per cui mi dovevo concentrare il doppio per capire, perché il mio cervello tentava di confondermi invece che aiutarmi.
Per quanto riguardo la lingua invece, com’è stato l’apprendimento del tedesco?
Io ho studiato da autodidatta fino al livello B1, ho superato anche un esame di livello B2, con la sufficienza, prima di trasferirmi in Germania.
Ma non ero assolutamente al livello B2. Ho seguito poi un Corso intensivo qui ad Aachen della VHS per potermi sentire più sicuro in tedesco.
Però partivo da zero ed ho studiato tedesco costantemente per 9 mesi in Italia, nel mio poco tempo libero, mentre lavoravo come medico specializzando in sala operatoria e in terapia intensiva.
Direi che 9/12 mesi, avendo una forte motivazione, come nel mio caso, sono sufficienti per imparare il Tedesco.
Bisogna comunque fare un’esperienza di vita all’estero per imparare davvero bene la lingua.
E ora, dopo 8 anni in Germania, come ti trovi?
Direi bene, ho sposato la studentessa Erasmus che mi ha fatto trasferire in Germania e abbiamo due splendidi bambini.
Mi sento accolto e integrato in Germania e non pianifico di tornare in Italia, se non per le vacanze.
Però mai dire mai, dopotutto non pianificavo nemmeno di trasferirmi in Germania.
Parliamo un po’ della tua passione da divulgatore e dei tuoi canali social.
Cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso e come sta andando?
Due fattori principali.
Il primo è stato mio fratello, che un annetto prima di me ha aperto il suo canale personale di divulgazione su YouTube:
Voglio molto bene a mio fratello, ma i nostri percorsi di studio e lavorativi sono stati da sempre molto diversi.
Lui ha studiato e poi si è impegnato nel mondo dell’economia e del fare impresa in Italia, a Milano.
Col suo canale YouTube vuole aiutare le persone a testare scenari di vita diversi e a costruirsi un futuro da founder, collabora con diverse startup weekend e università italiane.
Ho visto la possibilità di fare un percorso simile su YouTube per “capire” cosa fa esattamente mio fratello per lavoro, almeno in parte.
All’inizio, non volevo nemmeno raccontargli del mio canale. Poi venendomi a trovare in Germania, mi ha scoperto.
Il secondo motivo iniziale, è che stavo, in parte sto ancora, perdendo il mio italiano.
Specie in termini medici, mi viene più naturale parlare in tedesco che in Italiano, se in parte mi fa piacere nel quotidiano, perché in qualche modo vuol dire che mi sono integrato bene nel Sistema tedesco, d’altra parte però è triste perdere un vocabolario che ho impiegato anni di studio per costruire.
I miei figli sono pure piccoli quindi, se non parlo quotidianamente italiano, e non solo ripetendo le frasi che puoi scambiare con una bimba di quattro anni, ho paura di perdere pezzi di identità come medico italiano.
In pratica mi serviva parlare di più in italiano!
Tralasciando i primissimi video, dove ero più timido che ai primi appuntamenti, andando avanti e imparando un po’ di montaggio mi sta piacendo sempre di più, lo vedo anche come uno sfogo creativo. Parlo sempre di argomenti a me cari, ma l’ideare e realizzare ogni aspetto di un video è molto interessante.
Però ho ancora molto da imparare in questo ambito, la mia “presenza” davanti alla fotocamera è migliorabile e nell’ideazione e nel “Packaging” del video dovrei fare ancora qualche salto in avanti.
Ma le persone comuni cosa vogliono sapere davvero della medicina?
Ci tengo anche in qualche modo al mio lavoro di divulgazione e invito altri colleghi a buttarsi nella mischia. Salvo pochissime eccezioni, non vi sono medici italiani su YouTube. Ma ci sono moltissimi canali che fanno divulgazione medica (fatta da non medici), raccontando fesserie per non dire vera e propria falsa informazione.
È importante in questo senso, fare divulgazione corretta e informare le persone.
Ormai quasi tutti passano diverse ore al giorno sui Social.
Usare quel tempo per informarsi e consumare contenuti di qualità, può fare la differenza per aumentare la consapevolezza e il grado di istruzione medica della popolazione.
L’alternativa sarebbe lasciare tutto così com’è e lasciare diffondere idee sbagliate, come per esempio che i vaccini possano essere collegati all’autismo, oppure che mangiare sale rosa possa curare il cancro.
Una bugia ripetuta tante volte, rischia di diventare la realtà per chi non sa e subisce questa propaganda.
Sembra quasi una motivazione da medico partigiano, con i tempi che corrono….
Quali sono le domande o i dubbi che ti vengono posti più spesso dalla tua community?
Le domande più frequenti riguardano il percorso per trasferirsi come medici in Germania, per questo ho scritto la guida scaricabile gratuitamente dal mio sito, per non dover rispondere singolarmente alle stesse domande. Riesco in questo modo ad aiutare più colleghi in molto meno tempo.
Perché inizialmente è difficile reperire le informazioni, però se qualcuno come me che vive già in Germania spiega tutto ciò che serve in una guida dettagliata, diventa molto più facile.
Ti faccio una domanda a bruciapelo (non mi odiare). Se dovessi scegliere tra medico o divulgatore, quale professione sceglieresti?
Non credo di potermi definire veramente un divulgatore, sono prima di tutto un medico, che vuole informare i colleghi e aumentare il grado di istruzione medica della popolazione. Però appunto sono un medico. Il mio lavoro su YouTube è una valvola di sfogo alla clinica e un modo per essere creativo.
La figura del medico che mangia e respira tutto il giorno solo medicina non esiste, e probabilmente non è mai esistita. Ognuno ha anche altri interessi e bisogna cercare un equilibrio dinamico. Dinamico perché nel mio caso, i figli sconvolgono completamente il tuo equilibrio e bisogna sempre fare nuovi aggiustamenti. Ma ne vale la pena.
Siamo arrivati all’ultima domanda. Dicci una cosa che ami della Germania e una che invece non ti fa proprio impazzire.
La Germania è una società multiculturale, è normale sentire persone parlare un Tedesco non perfetto o con un accento marcato. Il mio dopotutto non è così marcato, dato che la maggior parte dei Tedeschi non riescono subito a definire la mia nazionalità. Però mi sono sempre sentito ben accolto qui in Germania, in NRW e ad Aachen.
Anche di più che in Veneto, da medico Siciliano trasferito a Padova ho vissuto più casi di razzismo in Italia che in Germania.
Il problema politico che spero si vada risolvendo nei prossimi anni è l’AfD. Il partito di estrema destra e ultra nazionalista sarebbe un disastro per la Germania.
L’economia e l’identità moderna della Germania si basa sull’essere un paese multietnico. Nei momenti di crisi si cerca di dare risposte facili a problemi complessi. In questo l’AfD é stata brava a intercettare paure e malcontento, dando riposte facili e palesemente sbagliate, per problemi che non vogliono e non sanno risolvere.
Spero che il prossimo governo ponga soluzioni vere ai problemi della Germania, in modo da risolvere il malcontento che pone molti tedeschi in cerca di un’alternativa, anche in questo il loro nome era azzeccato, solo tutti i loro messaggi sono da scartare.
Siamo arrivati alla fine di questa intervista.
Noi ringraziamo Andrea per averci dedicato il suo tempo e ora non vi resta altro da fare che correre a seguirlo sui suoi canali social.
Qui in basso trovate tutti i suoi link: