“Il tedesco è troppo difficile.”
Quante volte lo abbiamo sentito dire?
Per molti, questa lingua è sinonimo di ostacoli insormontabili: grammatica complessa, parole lunghissime, pronuncia ostica.
Eppure, c’è chi non solo ha trovato il coraggio di affrontarla, ma è riuscito a padroneggiarla così bene da farne il proprio lavoro.
Anzi, da insegnarla a migliaia di persone.
In un’epoca in cui imparare una lingua è più accessibile che mai, ma la motivazione resta spesso il vero scoglio, alcune figure diventano punti di riferimento.
Non solo per la conoscenza, ma per l’energia, l’approccio umano e il modo in cui riescono a rendere il tedesco… finalmente comprensibile.
Oggi abbiamo il piacere di intervistare Angelica Brandi.
La ragazza che ha creato il progetto “Italeutsch”, che conta 67 mila follower su Instagram, 13mila su Facebook e 14mila su Tik Tok.
Numeri che parlano da soli.
Attraverso reel divertenti, post esplicativi sulla grammatica e le letture di libri in tedesco,
aiuta ogni giorno migliaia di persone a fare pace con questa lingua e a trasformare una difficoltà in una risorsa.
Ma non vi spoileriamo più nulla, lasciamo che sia lei a raccontarci la sua storia.
Ciao Angelica! Per iniziare, che ne dici di raccontarci un po’ di te?
Ciao! Sono Angelica, la fondatrice di Italeutsch, parola data dalla fusione tra italiano e deutsch, e mi piace vedermi come una missionaria della lingua tedesca.
Il mio scopo sui miei canali è diffondere il tedesco e farlo vedere e percepire in un modo diverso, divertente e intrigante, perché è esattamente così la lingua tedesca!
Con questo mio progetto mi sono posta, fin dagli inizi, l´ambizioso obiettivo di sfatare i miti, ahimè largamente diffusi, che tanti italiani hanno sulla lingua tedesca e che non rendono giustizia alla sua bellezza, genialità e autenticità. Nei miei contenuti offro degli spaccati curiosi, culturali e linguistici per liberare il tedesco dal fardello della “lingua cattiva”.
Riuscire a mettere almeno in dubbio tali stereotipi e aprire la mente a un´altra interpretazione o conoscenza del tedesco rappresenta per me già un successo
Come è nata la tua passione per il tedesco?
Da dove comincio? Direi dalle superiori. Durante gli ultimi due anni del liceo linguistico ci fu il primo approccio alla letteratura e grammatica tedesche.
Già lì sentii una forte attrazione per questa lingua così diversa dalla nostra.
Il secondo tassello fondamentale fu l´Erasmus, che svolsi a Bonn, perché è stato lì che la mia visione del tedesco, del suo mondo e della sua cultura, è stata completamente rimessa in discussione. Era il 3° anno della mia triennale e decisi di partire per un semestre. Un semestre diventò un anno intero, durante cui mi barcamenai discretamente tra la mia prima full immersion nella lingua tedesca e esami da validare che corrispondessero al mio percorso universitario in Italia.
A questo anno se ne aggiunse un secondo.
E in questi due anni il salto di qualità che riscontrai nel tedesco fu enorme. Da lì capii che non avrei mai più lasciato questa meravigliosa lingua.
Sappiamo che nel tuo percorso di studi c’è stata anche la Germania.
Ti andrebbe di raccontarci un po’ di più sul tuo percorso universitario?
Sono laureata come interprete di conferenza con tedesco come prima lingua e francese come seconda.
Ho frequentato la scuola per interpreti e traduttori di Forlì, sia in triennale che in specialistica.
È stata un scuola dura e rigorosa, che, senza ombra di dubbio, mi ha forgiata e modellata in ciò che sono oggi. Il rigore del tedesco, come spiegavo prima, l´ho appreso vivendolo in loco.
Un aspetto curioso è che, avendo alle spalle due soli anni di studio del tedesco, per entrare al primo test d´ammissione della scuola di Forlì, in triennale, decisi di “portare” il francese come mia lingua forte.
Nel mezzo ci fu, appunto, il mio Erasmus e uno studio importante della lingua tedesca, studio in cui a volte la passione e l´ossessione si sono confuse! Era diventata una fissa, ricordo ancora che una volta feci una viaggio a Berlino in macchina con mio padre e quando, vicino alle Alpi, le stazioni della radio cominciarono a trasmettere in lingua tedesca, io mi eccitai, alzai e lo costrinsi a sorbirsi quella lingua “altra” per ore.
Dopo l´Erasmus ci fu un anno di studio approfondito da autodidatta del tedesco in preparazione al test di ammissione per la specialistica a Forlì, che poi, per fortuna, andò bene. E riuscii ad entrare con il tedesco come prima lingua straniera, questa volta. Una cosa che solo i più coraggiosi osavano 😀
Cosa ti ha spinta a studiare una lingua complicata come il tedesco e a decidere di trasferirti in Germania?
La ricerca e l´approfondimento del “diverso”. Il tedesco è una lingua diversa e distante dall´italiano, non lo posso di certo negare. Ma non è proprio qui la sua bellezza?
In triennale scelsi cinese come terza lingua. Durante il mio Erasmus sostenni esami e seguii corsi in cui la materia era il cinese, ma le lezioni erano spiegate in tedesco, per me ancora lingua “debole”. Vi lascio immaginare il sommo caos che regnava nella mia testa durante quelle lezioni.
Penso che questa ricerca del complesso o del diverso faccia parte di me, così come scegliere una meta poco gettonata come destinazione del proprio viaggio. Ci sono rischi che la vacanza si riveli un po´sottotono, ma se va tutto bene… che soddisfazione!
Ora facciamo qualche passo indietro.
Raccontaci un po’ com’è stato il tuo primo impatto con la Germania e la cultura tedesca.
Il mio primissimo impatto fu il mio primo viaggio completamente sola in Germania. Mi iscrissi a un corso estivo intensivo nella pausa dal primo anno di università, nella meravigliosa Heidelberg. Avevo 19 anni. Era estate. Arrivai lì e il Neckar mi accolse. Con gli studenti sulle sue sponde che bevevano radler, facevano picnic e ascoltavano musica sdraiati sul prato. “Una nuova concezione di estate”, ricordo di aver pensato. Di nuovo, il diverso. Che non deve spaventare, ma arricchire. Quel soggiorno per me fu molto bello.
La mia esperienza, poi, di 2 anni a Bonn, mi offrì una visione totale sulla Germania e sulla sua cultura. Ero perfettamente integrata da tedeschi, partecipavo a feste, eventi e passavo il mio tempo libero parlando tedesco. E sì, ci fu la famigerata notte in cui, per la prima volta, sognai in tedesco.
I tedeschi non mi erano sembrati né duri né distaccati. A volte avevo difficoltà a comprendere o trasmettere il mio senso dell´umore. Ricordo che questo mi frustrò per un certo periodo. Ma ricordo i primi mercatini di Natale, il primo vero freddo, i primi Glühweine, i primi cibi tipici… era come avere addosso degli occhiali con lenti di un colore che non avevo mai visto.
Mentre ora, dopo 7 anni, come ti trovi?
Berlino è un´altra cosa, un´altra città, un´altra atmosfera rispetto a Bonn. E la amo. Penso che il cambio da una città molto “tedesca” come Bonn a una città come Berlino sia stato giusto e “programmato” (non da me, ovviamente) per la persona che sono ora.
Negli ultimi anni ho sviluppato interessi e passioni specifiche e Berlino si è rivelata (e si rivela ancora oggi) la città che al meglio mi sazia, soddisfa, arricchisce, libera e fa sognare.
Ancora? Sì, ancora
E ora parliamo di Italeutsch. Raccontaci un po’ com’è nato questo progetto e come sta andando.
Italeutsch è nato durante il COVID, nel 2021. Dopo alcuni mesi di cassa integrazione e voli interrotti o decimati in quasi tutta Europa, persi il mio lavoro da assistente di volo.
Non mi rattristò troppo e, anzi, trovai emozionante trovarmi in una situazione così, mai vissuta prima, in cui ero padrona del mio tempo, senza lavoro.
Decisi di aprire un canale Instagram che parlasse di modi di dire e espressioni idiomatiche tedesche, aspetto che, fin dall´università, ritenevo uno tra i più divertenti nel percorso di studio di una lingua straniera. Cominciai con video e post che ebbero, giustamente, pochissimo impatto e visibilità in un primo momento.
Questo primo momento durò quasi due anni. Furono anni lunghi, in cui spesso mi chiedevo se valesse la pena, per così poco ritorno.
Poi successe: un paio di video virali mi diedero la spinta iniziale e la visibilità e il riscontro arrivarono.
Oggi Italeutsch mi dà forza e motivazione, è fonte di energia immensa. Godo ogni giorno del rapporto che ho con la mia community, che ritengo essere eterna fonte di ispirazione, miglioramento e amore. Io faccio vedere loro il tedesco in modo più leggero e meno convenzionale, ma anche loro danno a me tanto, tantissimo!
Quali sono le difficoltà che la tua community riscontra maggiormente e le richieste che ti fanno più spesso?
Spesso ricevo la domanda se offro corsi individuali, cosa che purtroppo, al momento, non posso offrire, poiché non avrei tempisticamente la disponibilità.
Per quanto riguarda la lingua, sento che tanti studenti lamentano il fatto di aver avuto insegnanti che li hanno appesantiti o hanno rovinato il loro viaggio alla scoperta della lingua tedesca, e questo è un peccato, poiché si possono creare danni anche irreversibili e precludersi tanto…
So che la distanza tra tedesco e italiano spaventa tanto, ma il mio ruolo è (anche) far capire che questa distanza può e deve essere accorciata attraverso i doni che il tedesco ci fa, le immagini che crea nella nostra mente, le sue parole geniali ed intraducibili in altre lingue, i suoi concetti divertenti e, allo stesso tempo, razionali.
Che consigli daresti a chi volesse iniziare a studiare il tedesco?
Buttati e non fermarti davanti al sentito dire. Vai e tocca con mano, immergiti e sbaglia.
È quasi impossibile, da non madrelingua, non fare mai errori in tedesco. Non sentirti sotto pressione nel parlare, apri la bocca e provaci!
Trova un insegnante che ti sproni a fare errori, è la lezione migliore e più costruttiva che potrai ricevere!
Mentre a chi stesse pensando di trasferirsi in Germania?
Bisogna aver chiare quali sono le condizioni di vita a cui non si è disposti a rinunciare. Non si può venire in Germania ed essere stupiti o perfino delusi se l´acqua dei laghi non è come quella cristallina della Sardegna. Bisogna capire quali sono le cose a cui si vuol dare importanza o che contano di più per ognuno.
Per gli italiani a volte l´assenza del mare (e lo dico io, che ci sono cresciuta, al mare!) o il tempo spesso grigio in inverno possono influenzare in modo importante l´umore quotidiano. La Germania sa essere un paese ricco di spunti e sì, anche di bellezza! Adoro gli usi e i costumi, le tradizioni esistenti e anche ciò che a un italiano può fare orrore (le estati passate nei parchi invece che in spiaggia) sono aspetti che possono acquisire fascino e regalare emozioni diverse.
Consiglio sempre, prima di trasferirsi in pianta stabile, di fare un tentativo di un paio di settimane durante il periodo più “temuto” (probabilmente, quindi, l´inverno). Se non pesa quello, allora si è pronti a vivere tutti i colori delle meravigliose estati tedesche!
L’Italia ti manca?
Con il tempo ho capito di essere una persona con alto spirito di adattamento. Amo i campeggi in tenda con pochi comfort, ad esempio: mi sento molto a mio agio in questo tipo di situazioni. Ho sempre fatto viaggi avventura in situazioni poco confortevoli. Da qui ho capito che non ci sono esattamente posti specifici dell´Italia o cose materiali che mi mancano (oltre ai biscotti della Mulino Bianco!), ma situazioni…
Questo non esclude che, quando torno in Italia, non veda l´ora di andare a vedere il mare, mangiare la mia pizza preferita o bermi un caffè al ginseng. Ma la mia mente si ricollega più a momenti, affetti, che non posso vivere quotidianamente: la pizzata in spiaggia con gli amici il venerdì sera, i pranzi della domenica in famiglia, sostenere i miei genitori nelle loro cose quotidiane, abbracciare mia nonna.
Ma qui sfociamo sul sentimentale e poi mi commuovo… quindi insomma, avete capito!
Concludiamo con l’ultima domanda.
Dicci una cosa che ami della Germania e una cosa che invece non ti fa proprio impazzire.
Della Germania amo il suo modo di cambiare i miei modi
Amo il cambio di prospettive che sa regalare, dalla lingua alle tradizioni, alle usanze, a come vivere le stagioni, a come godere di una giornata di sole e come compensarne una fredda, di neve. Amo il modo in cui mi ha trasformata e ha trasformato la mia visione del mondo…
Una cosa che non amo? Il sistema sanitario pubblico.
Non voglio fare di tutta l´erba un fascio, ma, tra i medici che ho incontrato in questi anni, non sono quasi mai rimasta troppo soddisfatta del servizio. Ma forse è il settore pubblico
Siamo arrivati alla fine di questa intervista.
Noi ringraziamo Angelica per averci dedicato il suo tempo e ora non vi resta altro da fare che correre a seguirla sui suoi canali social.
Qui in basso trovate tutti i suoi link: