Giulia Bonardelli – Una specializzanda in Germania

“Fuga di cervelli” è un’espressione che sentiamo spesso, ma dietro la statistica ci sono storie,
volti e scelte di vita coraggiose. Quella dei medici italiani che scelgono di specializzarsi e
lavorare all’estero è una realtà sempre più diffusa, un esodo silenzioso di talenti in cerca di
migliori condizioni e riconoscimento.

La Germania è diventata una delle mete privilegiate. Per capire cosa spinge un giovane
medico a lasciare l’Italia, oggi abbiamo il piacere di parlare con Giulia Bonardelli, 27 anni, che ha scelto
di costruire qui la sua carriera.

Ciao Giulia!
Intanto grazie per il tuo tempo e la disponibilità.
Partiamo dall’inizio, da quando vivevi ancora in Italia.

Qual è stato il tuo percorso di studi?
Innanzitutto, buongiorno a tutti ragazzi e grazie per questa bellissima opportunità, penso sia
sempre utile condividere le proprie esperienze con qualcuno. Io vengo da Brescia (o -come
specifico sempre per i tedeschi – “in der Nähe vom Gardasee”), dove frequento il liceo
classico e decido poi di iscrivermi alla facoltà di Medicina. Finito il liceo faccio un anno di
Servizio Civile volontario lavorando sulle ambulanze come soccorritrice e nel frattempo
preparo il test, che riesco a passare. Inizio cosi a studiare presso l’ universita degli studi di
Brescia.

Come sei entrata in contatto con la Germania?
Entro in contatto col tedesco durante le scuole medie, dove appunto la seconda lingua
insegnata era quella tedesca. Ho sempre amato viaggiare e immaginato di andare a vivere
all’estero. Così durante gli anni universitari ho partecipato al bando per l’Erasmus e, avendo
una conoscenza di base della lingua, ho inserito tra le mete desiderate anche la Germania. Il
destino ha voluto che fossi assegnata alla Justus-Liebig-Universität di Giessen, dove ho
studiato per 6 mesi.

Quali sono stati i motivi che ti hanno spinta a trasferirti in Germania?
Se dovessi dare una risposta breve direi: il lavoro.
Volendo spiegare un po’ di più, parto dal fatto che durante il mio Erasmus ho conosciuto il
mio attuale ragazzo, che è tedesco e abita qui. Io sono poi tornata in Italia per terminare gli
studi (dovevo scrivere la tesi e laurearmi) e il progetto era quello poi di riavvicinarci e vivere
insieme. Essendo anche lui studente di medicina, la domanda che ci siamo fatti è stata “dove
vogliamo specializzarci?” e la risposta è stata chiara: le opportunità che offre la Germania
sono in Italia, purtroppo, inimmaginabili.

In Italia si prende in specialità soltanto una borsa di studio che non riesce a coprire tutte le
spese (affitto, spesa, benzina, tasse universitarie di circa 2000€/anno, assicurazione medica,
iscrizione all’ordine…) e perciò ci si ritrova a fare specializzazione più lavoro in guardia
medica, che permette di sopravvivere. Questo significa lavorare a volte anche 70 ore a
settimana in ospedale (con straordinari non pagati perché appunto non si percepisce uno
stipendio ma una borsa), finire alle 19 in ospedale, andare in guardia medica per il turno di
notte e alle 7 smontare dalla guardia e tornare in ospedale per la specializzazione.

In pratica avremmo vissuto sì insieme, ma ci saremmo visti meno di quando abitavamo in due Stati
diversi. Per noi questa non era una situazione sostenibile, non era ciò che volevamo per il
nostro futuro.

In Germania sono assunta come Assistentärztin, prendo il triplo a fine mese, la mia
assicurazione medica è pagata dall’ospedale e i costi della vita sono gli stessi del Nord Italia.
Lavoro 7.30-16/16.30 e ho il tempo dopo di avere una vita al di fuori dell’ospedale. Il
primario stesso mi ricorda spesso che è ora della Feierabend, che qui è irrinunciabile.
Insomma, l’Italia mi manca, ma non potrebbe mai offrirmi le possibilità lavorative che ho
qui.

Quali sono state le difficoltà più grandi all’inizio?
Sembrerà una cosa futile, ma sicuramente il clima. Io soffro tantissimo il freddo e non amo la
pioggia. Qui fa freddo, anche tanto e piove (troppo) spesso.
Oltre a ciò, la poca digitalizzazione che ancora c’è in Germania. Penso di non aver mai dovuto
mandare nulla per Fax o Posta in vita mia, essendo cresciuta nel mondo delle e-mail. Ecco,
questo in Germania è ancora un sogno.

Stai facendo la specializzazione in Germania. Raccontaci come sta andando.
Va molto bene, anche se ho dovuto imparare a conoscere e capire come funziona il sistema sanitario
tedesco e come funziona la specializzazione. Qui per entrare non c’è un test
nazionale ma si fa un colloquio con il primario e si può in ogni momento passare da una
specializzazione all’altra, oppure specializzarsi in più campi.
Ho dovuto inizialmente imparare moltissime cose pratiche che da noi non vengono
insegnate, essendo la nostra formazione più teorica (banalmente fare un prelievo del sangue).
E ho dovuto imparare che per molti tedeschi vita privata e lavoro hanno dei confini netti:
sono tutti molto gentili, rispettosi e amichevoli, ma l’essere subito amici e ‘di famiglia’ tipico
dell’ Italia qui non esiste. All’inizio questo è stato difficile, ma ora ho un bel rapporto con
molti colleghi.

Com’è una tua giornata di lavoro tipo in ospedale?
Inizio alle 7.30 in reparto dando un’occhiata ai nuovi pazienti e a ciò che è eventualmente
successo durante la notte.
Intorno alle 8 facciamo un briefing con gli strutturati e il primario e poi iniziamo il lavoro di
reparto, che prevede il giro visite di tutti i pazienti e la successiva documentazione di tutto
con anche la richiesta di eventuali esami e modifica delle terapie. Tra le 12 e le 13 facciamo
mezz’ora di pausa pranzo e poi si torna al lavoro fino alle 16-16.30, scrivendo le lettere di
dimissione e terminando il lavoro della mattinata. Dopo le 16.30 c’è la sacra Feierabend!

Come sono le condizioni lavorative per un giovane medico in Germania?
A questo credo di aver già risposto prima, in generale comunque già dal primo lavoro come
neolaureato si guadagna bene (in modo proporzionato al percorso di studi che si è dovuto affrontare)
e si può imparare moltissimo. Qui si è subito responsabilizzati, sono gli
specializzandi a seguire il reparto e hanno molta autonomia (ma si può sempre chiedere e non
si è abbandonati!). In Germania vige molto il motto “si impara facendo”, il che all’inizio può
giustamente spaventare, ma permette di fare moltissima esperienza e imparare veramente
tanto sul campo.

Ora parliamo un po’ della tua pagina Instagram. Cosa ti ha spinto ad aprirla?
Ho iniziato a ricevere moltissime domande sul mio percorso, tanta gente era curiosa,
tantissimi studenti di medicina stanno considerando di trasferirsi dopo la laurea e cercano
risposte. Così, ho deciso di aprire una pagina che potesse aiutare tutti.

Quali sono le richieste più frequenti della tua community?
Sapere come funziona la specializzazione qui, come si può fare per avere un posto, come
ottenere il riconoscimento della laurea e, molto importante, come imparare il tedesco e
quanto tempo ci vuole.

Che consigli daresti a una giovane italiana che sta pensando di fare il tuo stesso percorso?
Le direi che può spaventare, che il processo per arrivare fin qui può essere lungo e un po’
demotivante (a causa della burocrazia iniziale), ma che alla fine ne varrà sempre la pena.
Essere cittadino del mondo e lottare per i propri diritti non avrà mai prezzo, così come trovare
ad oggi un equilibrio vita-lavoro.

Cosa ti manca di più dell’Italia?
Il calore e la spensieratezza italiana.
Ovviamente la famiglia, gli amici meravigliosi ed insostituibili che ho lì, gli aperitivi.
Ho la consapevolezza che la mia famiglia invecchia e io non sto passando tempo prezioso
con loro e questo non è mai facile.

E per finire. Dicci una cosa che ami della Germania e una che invece non ti fa proprio
impazzire.
Della Germania amo il rispetto del tempo personale e l’idea che non tutto sia solo lavoro.
Amo poi l’attenzione verso l’ambiente e l’apertura verso il mondo lgbtq+.
A cosa non mi abituerò mai? Che qui non si può pagare ovunque con la carta. Me lo
dimentico sempre e puntualmente non ho contanti per pagare nel portafoglio!!

 

Noi ringraziamo Giulia per il suo tempo e la sua disponibilità e vi invitiamo a seguirla su Instagram.