Essere showgirl in Germania: la storia di Rita Lynch

La Germania per molte persone negli ultimi anni è stata quasi una scelta forzata. Considerata come l’unico paese in grado di mettere a disposizione un futuro migliore.

Ma la Germania può anche essere la tappa di un lungo viaggio, che consiste nel toccare e lavorare in altri paesi, altri continenti, per poi diventare casa. Il posto nel quale decidere di fermarsi.

Questo è il caso della nostra ospite di oggi: Rita Lynch.

Rita Lynch e il Burlesque in Germania

Ciao Rita!

Intanto grazie per averci dedicato il tuo tempo e complimenti per i traguardi che hai raggiunto.

Grazie a te.

Facciamo un passo indietro. Qual è stato il tuo percorso di studi?

Vengo dal teatro, a Roma ho frequentato l’accademia di Musical.

Come è iniziata la tua carriera?

Da giovanissima ho lavorato come modella, ma per via dei miei tratti “antichi” sposavo principalmente per set vintage.

Cosa ti ha spinta a passare al burlesque?

In realtà è stato un caso: la mia agenzia dell’epoca, per via del mio look retrò, mi mandò ad un casting per un nuovo programma tv che sarebbe dovuto andare in onda su Sky Uno. Si chiamava “Lady Burlesque”. Mi presero. Così 15 anni fa è nata Rita Lynch.

Come spiegheresti il burlesque a una persona che non ha idea di cosa sia?

Il Burlesque è un mix tra cabaret, danza e sensualità.

Che consigli daresti a chi volesse intraprendere questa carriera?

Oggi c’è tantissimo materiale online, quindi è abbastanza semplice documentarsi. Una volta avuta un’infarinatura generale, consiglierei di sperimentare diversi approcci, fare magari qualche corso per trovare quello che si adatta di più alla propria indole.

Cosa ti ha spinta a trasferirti in Germania?

Banalmente il lavoro. 10 anni fa ho cominciato a lavorare nel Varieté tedesco e su questo tipo di palco mi sono sentita a casa. Per diversi anni sono stata una nomade, poi ho deciso di disfare le valige.

Quali sono state le difficoltà maggiori nel primo periodo?

Il freddo e la lingua. Immagina la scena di Totò e Peppino a Milano, solo che il freddo era vero e io non avevo un cappotto adatto.

C’è qualche shock culturale al quale non ti sei ancora abituata?

Da romana: la puntualità degli autobus.

Dopo sei anni, come ti trovi?

Sempre un po’ Totò e Peppino, il “Noio volevan savuar…” è stato sostituito dal “mit Karte, bitte”.

Cosa significa fare burlesque in Germania?

Il  Varieté mi ha dato modo di sperimentare e di unire il canto al burlesque, cosa che mi ha permesso di portare il burlesque anche su palchi non prettamente cabarettistici – con un’audience completamente diversa da quella di un classico show –  ma ho avuto solo esperienze positive come continuo ad averle ogni anno con “The Firebirds Burlesque Show” – il tour più longevo del continente europeo – che da ormai 10 anni tocca più di 25 città tedesche e di cui faccio parte dal 2018.  

Che idea hanno i tedeschi del burlesque?

Forse sono più educati a questo tipo di intrattenimento degli italiani, anche se a dire la verità ogni anno, durante il tour, alla domanda “quanti di voi non hanno mai visto uno spettacolo di Burlesque?” si alzano ancora delle mani, quindi c’è sempre il rischio che ci sia del disappunto magari. Poi però, a fine show, i feedback per le nostre performers sono sempre eccellenti, quindi direi che l’idea è quella giusta.

Quando sali sul palco sei Rita Lynch, un personaggio creato da te. E quando scendi dal palco torni a essere Benedetta, ma sei in un paese che non è il tuo. È difficile gestire queste diverse identità?

Per moltissimi anni ho seguito Rita Lynch con la vita impacchettata in 3 valige e ho vissuto così in molti paesi che non erano il mio. Ora nella valigia c’è Rita e quando la tiro fuori è sempre un piacere.

Cosa ti manca di più dell’Italia?

Il “ci vediamo al bar” con gli amici storici.

Per concludere, ti chiederei la cosa che ti piace di più della Germania e quella che ti non ti fa proprio impazzire.

L’ordine è la cosa che prediligo, au contraire la burocrazia tedesca è veramente qualcosa degna di una puntata di candid camera.

 

Noi ringraziamo Rita per averci dedicato il suo tempo.

Se non lo fate ancora, correte a seguirla su Instagram e su YouTube. Questo invece è il suo sito